Friday, December 30, 2005

UN 'ANALISI MORALE DELL'ISLAM

La lezione della « Sunna »


Questo articolo è il frutto di uno studio delle fonti islamiche e un’analisi di un fenomeno che, lontano dall’ideale filantropico elaborato dai mussulmani moderati nei loro interventi mediatici, punta il dito sugli aspetti di anti-civiltà e di degrado umano che i contenuti legalistici e dottrinali del Corano producono nelle dinamiche sociali e politiche del mondo arabo-musulmano. Terrorismo e violenza non sono aspetti separati dal contenuto coranico e dagli insegnamenti della tradizione islamica, definita Sunna [1], così come le contraddizioni ideologiche e la mancanza di autocritica ne derivano in uguale misura. Vediamo come, e insieme, riflettiamoci.

[1] Con questo termine a volte si intende una particolare applicazione della tradizione musulmana, sviluppatasi in certe aree del mondo arabo-musulmano, cioè la circoncisione femminile, in verità un’ablazione sessuale, una pratica disumana condannata da certi teologi musulmani e dall’educazione statale in Egitto, ma non ancora eradicata. Non di questo mi occuperò nell’articolo ma della Sunna, comme somma delle prescrizioni e insegnamenti della Tradizione scritta musulmana.



UN 'ANALISI MORALE DELL'ISLAM


Inquietante Medio Oriente, crudele Iraq, idealista America, deludente Europa...

L’ascolto continuo, quasi incessante in quest’ultimo decennio, di fatti di terrorismo, di violenza, di conflitto, di distruzione e di minaccia legati all’islam, che poi si definisce fondamentalista, colpisce le coscienze di molti, relativizza e banalizza persino le speranze di una integrazione pacifica fra strati religiosi diversi confrontati alla cultura islamica, esasperando l’asprezza di un dialogo con i rappresentanti di una religione che ha programmi e ambizioni di supremazia mondiale annunciati dai tenori di un terrorismo religioso con mezzi finanziari e mediatici allarmanti.

Benché si cerchi poi di minimizzare la portata di questa minaccia alla civiltà democratica occidentale, di smorzare le polemiche con appelli al buon senso degli esponenti moderati, la realtà stessa di nazioni e aree geografiche liberate dalla tutela ferrea di una dittatura, come è il caso per esempio dell’Iraq, dove le organizzazioni islamiche terroriste dispiegano il loro perverso e cagnesco disprezzo delle libertà politiche e d'opinione, con la dimostrazione di una "verità islamica” fatta di massacri quotidiani e persino attacchi contro le chiese, con atroci e barbari fatti di sangue, che hanno già spinto all'esodo migliaia di Cristiani Iracheni, l’insieme di questi fatti innegabili spinge l’interrogativo più inquietante per il futuro dell’Italia. Che ne sarà di una società musulmana massiva in seno allo spazio democratico Europeo? Che ne sarà di un Paese che rappresenta un ponte geografico a meridione d’Europa, gettato nel bel mezzo di un mare che non è più “Nostrum”, anche in senso di civiltà?

Questa cordiale terra d’incontri, di crudeli scontri e di fusioni di popoli differenti è oggi esposta all’urto migratorio di migliaia di extracomunitari, la più parte sotto il segno della mezzaluna islamica. Prendendo in nome dell’Europa lo schiaffo di una nuova barbarie produttrice di miseria, droga, sfruttamento sessuale, l’Italia non sa nemmeno più in nome di chi ...“porge l’altra guancia”, quella della nostra vera umanità.

Poi la domanda insorge angosciante assieme a tragici, scioccanti fatti, come la morte atroce di Hina Saleem, la giovane pakistana residente in Italia brutalmente sgozzata dal padre musulmano integrista perchè per lui colpevole di amare con un cuore libero un italiano non mussulmano, contro il diktat islamico. Non è un caso isolato, ma è una prima allerta e un primo choc marcanti l’emergenza dell’intolleranza islamica sulle libertà fondamentali dell’uomo e della donna: il diritto di amare liberamente e costruire una famiglia, persino in Italia. Nel settembre 2009 un crimine identicamente premeditato contro la giovane Sanaa Dafani, assassinata dal padre marocchino.Ha una casa, un lavoro, un uomo che la ama, un paese che l'accetta. È diventata italiana. Non sa di avere davanti solo pochi giorni di vita.” –come racconta la cronaca . Aveva solo 18 anni, ma la sua giovane età, il suo grande amore per un giovane incontrato al lavoro, l’intreccio sentimentale e emotivo di una passione per l’italiano, tutte queste considerazioni umane non l’hanno salvata dalla furia omicida di un padre islamicamente tanto fanatico quanto quello di Hina. La colpisce con odio, dopo la coltellata alla gola, le fracassa una bottiglia sulla testa, mentre lei rantola, bocconi. Tanto odio, senz’altro motivato da un insopprimibile complesso psico-religioso di dominazione, lo si ritrova anche nel crimine orrendo compiuto contro una infermiera, Elisabetta Leder, e sua figlia Arianna di soli due anni, orrendamente sgozzate dal convivente marocchino della povera donna, “finite senza pietà da qualcuno che non sembra degno di appartenere al genere umano” - ci descrive la cronaca. Causa del violento litigio e dell’impulso omicida sarebbe stata, a detta del parroco, il battesimo della bimba. Contro tutte le previsioni, queste tragedie, l’intervento immediato delle forze dell’ordine, le giuste e dure condanne fatte a questi crimini, sembrano non fermare la follia islamica in Italia. Ancora più recentemente, il 15 maggio 2010, una ragazza turca di solo 18 anni è messa in salvo dalla violenza familiare dopo un intervento delle forze dell’ordine. Fidanzata con un italiano, era stata picchiata per anni dal padre e dal fratello perché "cattiva musulmana". Anche lei era stata violentemente minacciata, costretta sentirsi ripetere: "se non lasci il tuo fidanzato che non è musulmano ti tagliamo la testa".
Contro codeste presunte e presuntuose verità del fanatismo musulmano che autorizzano, quando non vi coincidano, assassinio, violenza e terrorismo, l'Europa e l'Italia sembrano cercare una risposta identitaria da opporre, ma la ricerca stessa è infine singolarmente negata, politicamente misconosciuta. Qual’è una morale non istituzionale che possa sostenere il peso di questa responsabilità storica e di civiltà?

Ma se si cerca proprio questa verità, l’identità morale della nostra nazione o per lo meno della storia di un popolo, allora come non tornare a meditare l’immagine del Cristo Emmanuele, di un Dio che ci accompagna umanamente, che si fa « carne » in mezzo a noi, che si immedesima con le nostre sconvolgenti miserie? C’è bisogno ancora e più che mai di questo Dio che salva, in Gesù, che si fa Parola liberatrice, di perdono, non certo una legge che schiaccia, che ci condanna all’angoscia di atroci e sconvolgenti punizioni, di gambe, di braccia, di lingue mutilate e di occhi accecati.

Se si sente questo assillante interrogativo, che le nuove frontiere non risolvono ma rendono più minaccioso, allora l’Italia non invii un avvilente « obbedisco »... ma scrivano anzi gli Italiani liberi alla Presidenza dell’Unione Europea : « disubbidiamo » al ricatto economico del materialismo franco-tedesco, come alla loro indifferenza sotto spoglie laiche all’islamismo invadente alle frontiere d’Europa e nei ghetti urbani del rigetto sociale. Eccolo questo impellente interrogativo che si nasconde nelle coscienze di tanti ma non si deve esprimere e che dunque inviamo incensurato ai leaders europei perché ci rispondano senza più l’ipocrisia di omettere l’essenziale nella costituzione europea. Quel riferimento alle radici cristiane della civiltà d’Europa che per la nordica unione di interessi franco-tedeschi risultava un piatto politicamente indigesto nel menu ideologico della loro ingordigia finanziaria e petrolifera.
Passiamo dunque alla solenne domanda: che posto assegnare nel quadro della nuova Costituzione d’Europa, che a dire della diplomazia franco-tedesca sembra non abbia diritto a radici spirituali ben definite, alla « civiltà musulmana » che invece è staticamente edificata sul Corano e la tradizione dei detti di Maometto, la Sunna ?
Inutile intraprendere una lunga disamina della corrente maggiore dell’islam, il sunnismo e le varie diatribe che ha suscitato il contrasto con lo sciismo minoritario ma non meno violento, di cui tutto l’Iran pianse i bagni di sangue, come oggi piange l'Iraq.

A cominciare da Ali, cugino di Maometto e protagonista di un sanguinoso confronto contro Aisha, moglie prediletta del profeta musulmano. Dapprima vittorioso contro il clan di Aisha, Ali fu finalmente assassinato, come in seguito i suoi stessi figli, eredi della dinastia di Fatima, figlia del Profeta islamico. Da presunta religione portratrice di pace, l’islam ha portato la guerra fra i suoi primi apostoli, le persone stesse più vicine a Maometto si sono affrontate con sete di potere e odio fratricida! Massacri che dal lontano passato dovevano generarne altri all’epoca presente, dalla rivoluzione di Komeini, alla guerra con il vicino Saddam, alla terribile repressione poliziesca delle proteste degli universitari di Teheran. Ma gli apologeti islamici ci aggiungeranno l’Afghanistan e l’Iraq e per loro, solo colpa degli Americani e volontà di dominazione. Non c’e per loro questa volontà di dominazione nella conquista araba di Sicilia, nei massacri compiuti dagli Almohadi in Nordafrica e nei turbolenti potentati andalusi... E’ qui che il problema dell’assenza di autocritica nei mussulmani si fa sentire, a differenza per esempio di una cattolicesimo che riconosce i suoi sbagli.

Scopriremo invece a rifletterci che il trattato di Versailles non poteva cambiare l’Europa più della vittoria di Carlo Martello a Poitiers o l’inizio della dolorosa e tragica Reconquista con Las Navas De Tolosa nel 1212 e la presa di Granada nel 1492. Il peggio è che quest'ultima costo' la cacciata della comunità ebraica, perché purtroppo il cattolicesimo aveva assimilato molto dell'intolleranza dogmatica dai musulmani di Spagna.

Riapprendiamo la Storia d’Europa sotto nuovi aspetti, proprio grazie alla predicazione neoislamica in Europa. Non c’è nulla di inquietante, loro dicono, nelle rivendicazioni di autonomia giuridica –islamica naturalmente- nel territorio europeo, a cominciare dai quartieri popolari ad “alta concentrazione d’islam”. Nulla d’inquietante nel sacro diritto di portarsi velate ovunque rivendicato dalle Mussulmane francesi, fino al rifiuto di farsi visitare da un medico “infedele”, ovvero –traduco: non mussulmano.

E’ utile far notare che il nostro interrogativo non può essere risolto dalla pura constatazione dei fatti di cronaca, se non approfondiamo il discorso sulle “radici spirituali” che il mondo arabo mussulmano sembra affermare – a differenza dell’Europa dai verbosi protocolli straripanti di bella retorica – col secco linguaggio della sharia’ delle turchesche esecuzioni e degradanti punizioni.

Così si apprenderà anche com’è pragmatico, davanti alle preoccupanti statistiche sull’aumento dei furti e rapine su scala mondiale, per non dire « orientale », ridurre il problema a una razionalissima questione di mani, o eventualmente per clemenza, di dita tagliate.

Rivolgo un sincero invito ai lettori occidentali, che siano filoislamici o esattamente il contrario, a non fermarsi a questo stadio di relativa ignoranza della giurisprudenza islamica. Cerchiamo invece di spremere, per così dire, la quintessenza morale della filosofia ovvero della filantropia sociale che il nobile esempio del Profeta dell’Islam avrebbe, per fede convinta o asserzione fanatica da parte di milioni di Mussulmani, immancabilmente illustrato.

La questione poi deve, con un tocco d’imperativo morale, interessare chi soggiorna lungamente in un paese di cultura musulmana come forse anche chi resta profondamente scioccato dal vigliacco "patriottismo" di chi in Iraq o altrove, deve farsi esplodere massacrando il più gran numero di civili innocenti, mostrando come- avendo come causa sublime l’Islam – essa non potrebbe essere più vigliacca di fronte alla vita umana. Questa lezione ci viene puntualmente da quella regione d’Iraq che per la sua « cultura » non più mesopotamica, viene appunto chiamata « triangolo sunnita ». Non possiamo restare così ignoranti di ciò che « sunna » vuol dire.

Indagando comunque su quella che si definisce tout court, sic et hic, « jihad » ma che sarebbe assai abusivo, islamicamente parlando, tradurre « guerra santa ». una felice ricerca in biblioteca, cartacea o virtuale, potrà indicarvi una fonte tra le più sicure, affermate e riconosciute della « scienza islamica », quella disciplina serissima che studia e indaga la miracolosa discesa dei versetti coranici e ne condensa gli astratti attraverso l’ampia citazione degli hadith, i « detti » di Maometto, rigorosamente selezionati e verificati da sceicchi, voglio dire i «maestri della sunna» appunto.

Il libro in questione, una fonte capitale della scienza coranica, è l’Asbab An-Nuzul, compilato dallo sceicco Abu Al-Hassan Ali Ibn Ahmed al-Wahidi al Nissaburi. A chi non riescisse a memorizzare, voglio comunque avvertire che si tratta in ogni caso di una sola persona che porta per nobile tradizione una sfilza di nomi, a dimostrazione dell’autorità universalmente riconosciuta di questo trattato islamico, tradotto in « Delle Cause e delle Circostanze ». E’ in effetti una raccolta dei «sacri detti» di Maometto destinata a spiegare e a illustrare le ragioni, le cause e le circostanze dei versetti del Corano più conosciuti o più controversi.

La nostra investigazione si soffermerà oggi sull’urgente interrogativo : quale ruolo civile e quale influenza morale assegnare ai convinti fedeli dell’islam, ai neofiti e numerosi convertiti in Italia, sicuramente ancora più convinti dell’esempio morale e civile di colui che salutano come il « sigillo della profezia », ovvero « l’ultimo dei profeti », questo arabissimo « Khatem al-Anbyya’ » che si traduce per cattiva e storica abitudine : Maometto. Questo Mohammed - correggiamo subito- per condensare un pò le loro speranze, diffondendo l’immagine della sua presunta misericordia, magnetizzerà le coscienze degli Europei oramai dimentichi dell’esempio di Cristo e dubbiosi persino della sua reale esistenza e Crocifissione. Questione quest’ultima per niente marginale nel vivo dibattito delle coscienze, religiose o laiche che siano, visto che l’islam non dico esprime un dubbio sulla Croce, ma addirittura oltrepassando l'ateismo, dogmatizza l’assenza della Croce quando il Corano parla di Cristo.
Il Corano ce lo dice in un versetto famoso per i nostri neofiti, il 157 della Sura An-Nissa’ (Le Donne). Citando il Corano, utilizzerò la traduzione italiana del « convertito islamico » italiano Hamza Piccardo, la traduzione del “senso” come dicono gli islamici, convinti dell’intraducibilità dell’arabo coranico. Già quindi si pone la considerazione di quanto lo studio dell’arabo sembri non solo necessario a comprendere il Corano, ma allo stesso espansionismo arabo fra i popoli. E’ come pretendere che tutti studiassero l’ebreo o il greco o l’aramaico per accedere alla Bibbia.

Il traduttore del Corano, Piccardo, oggi presidente dell’UCOI, cerca di convincerci che che il capolavoro di Mel Gibson che ha commosso milioni e milioni di spettatori non è una ricostruzione realistica e dolente fino nei più atroci particolari della Passione di Colui che volle farsi testimone per l’umanità della Vita eterna e del Perdono, ma sarebbe nient’altro che la finzione ...di una finzione? E’ proprio questo il senso del Corano :

« e dissero: "Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!" Invece non l'hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro . Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso » ...

Dieci milioni di dollari versati a due ospitali di Los Angeles per pagare le cure di bambini stranieri gravemente malati sarebbero venuti da una falsità che contraddice il Corano, secondo i musulmani? Con questo forse i nostri neofiti e convertiti mussulmani vogliono senz’altro mostrarci dove si concretizza invece tutta la realtà del loro miracoloso «codex» della moralità e del « giusto » islamico. Quella che ispira attentati e terrorismo, non ospedali e opere di bene, quella che ordina di crocifiggere, ancora e sempre, i nemici del maomettanesimo, ebrei o cristiani, atei o politeisti che siano, con i “sacri” chiodi di quelle loro verità che noialtri chiamiamo, con buona coscienza e libera opinione, le vere menzogne.

E siccome volens-nolens, volenti o nolenti, la storia d’Europa di Cristianesimo anche è fatta, la questione è veramente, mi si perdoni il paradosso linguistico, cruciale. Un oscuro o "oscurato" Adel Smith ci ha resi ancora più curiosi sul fatto, che sembrerebbe invece più chiaro che mai almeno in Italia, che per i mussulmani il crocifisso è proprio una « cosa » scomoda. Proprio come nei racconti d’orrore accade per i vampiri. Ma che esista forse un qualche elemento, un « qualcosa », che culturalmente veramente disturba il mussulmano, anche il « new-rebirth Muslim » o i numerosi atei della nostra società a proposito di Croce, di Passione e di Sacrificio ?

Questo poi non potremmo proprio negarlo, anzi diamolo per scontato, visto che «Faraone»
(l’articolo « il » è inutile perché certo il Corano non ci dice quale e sembra a proposito decisamente meno preciso della Bibbia), Faraone ordinava di crocifiggere gli Ebrei di Mosé se osavano adorare senza il suo previo consenso un unico Dio, chiamato nel Corano « Allah ».
La spietata sentenza del Faraone è elaborata in almeno tre diversi versetti di tre distinte surat ovvero capitoli del Corano, la surat Al-A’râf, versetto 124, la surat Ta-Ha ( versetto 71) e Ash-Shu’âra (I Poeti), versetto 49.

Traduce benissimo il 71 dalla surat Ta-Ha, il nostro savant napoletano Piccardo proprio così :

Disse [Faraone]: « Crederete in lui prima che io ve lo permetta? E' certo lui il vostro maestro che vi ha insegnato la magia. Vi farò tagliare mani e piedi alternati e vi farò crocifiggere a tronchi di palma e capirete chi di noi è più duro e pertinace nel castigo ».

Certo un' orribile minaccia, che tuttavia non può sorprenderci, dal momento che la reputazione del Faraone non è punto buona, come leggesi nel Corano:

-- Davvero Faraone era altero sulla terra; divise in fazioni i suoi abitanti per approfittare della debolezza di una parte: sgozzava i loro figli maschi e lasciava vivere le femmine. In verità era uno dei corruttori.-- (Sura 'Al-Qasas- Il Racconto, 28:4)

Ma il problema logico più grave è che poi Mohammed (che la pace sia con le nostre coscienze) a un certo punto ordina -anche lui !- di crocifiggere e questa volta proprio per ordine di Allah (!) ; così infatti si traduce, grazie al convertito Piccardo, il «senso » del versetto 33 della surat «La tavola imbandita » (Al-Mâ’ida ) :

«La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che
seminano la corruzione sulla terra
è
che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso »

E il versetto successivo : « …eccetto quelli che si pentono prima di cadere nelle vostre mani. »

Naturalmente prima di cadere nelle vostre mani”, inutile sottolineare questo “prima”, per fare capire come quelle mani non siano affatto propense al perdono, quanto al rapido taglio delle membra, come abili macellai nei giorni di festa. Maometto pare che abbia appreso dal suo Corano, così gelosamente suo per averlo miracolosamente dettato versetto dopo versetto, le stesse parole del Faraone quando minacciava gli Ebrei (di Mosé) : Presto imparerete [a vostre spese] : vi farò tagliare mani e piedi alternati e vi farò crocifiggere tutti quanti ».

Così dice il Faraone: “...vi farò tagliare mani e piedi alternati e vi farò crocifiggere tutti quanti” (Surat Ash-Shu’âra, « I Poeti », a fine versetto 49) e lo stesso dice anche Maometto - e i suoi fedeli seguaci ripetono: “che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti...” (rivedere il versetto 33 della surat « La tavola imbandita »). Allo stesso modo del Faraone in effetti Maometto vuol mettere in croce oppure semplicemente fare a pezzi a fil di spada chi non ubbisce alla sua indiscutibile qualità di profeta, improvvisamente dimentico di ciò che quei poveretti Ebrei avevano già risposto al Faraone e che qualsiasi Cristiano di buona fede sarebbe pronto a rispondergli, a lui come ai suoi fedeli terroristi. Così semplicemente e candidamente, ripetendo assieme al traduttore « convertito » Piccardo il suo versetto come lo si trova scritto nel suo Corano : Risposero : « Non sarà un male: al nostro Signore faremo ritorno

Bravo Piccardo per averci così ben tradotto il versetto 50 della Surat « I Poeti » ! Avrebbe dovuto però capirlo meglio prima di convertirsi, scegliendo crofissione e esecuzione e non Croce e salvezza! Tutto infatti è umanamente pervertirto nel Corano e noi lo vedremo meglio in seguito. Ecco un’occasione doverosa per approfondire la questione in modo che adoperando tutta la filosofia morale di cui disponiamo, potremmo eventualmente riuscire a estrarre la “vera ragione” di questa dogmatica necessità di crocifiggere, che venendo come Parola immutabile ed eterna di Allah, cioè appunto il Corano, è normalmente - a dire dei Mussulmani – indiscutibile. Forse che il Faraone, che così brutalmente ordinava -prima di Maometto- di crocifiggere e mutilare, riuscirebbe scagionato dal nuovo ordine del Sigillo delle profezie...? O forse Maometto è diventato improvvisamente anche lui "un corruttore" come il Faraone, che
"... sgozzava i figli maschi e lasciava vivere le femmine" (come abbiamo letto nella sura Al-Qasas, il Racconto, versetto 4).

Cosa faceva Maometto dopo le sue "imprese" belliche, quando per esempio attaccò e sterminò- dopo la resa- la tribù ebrea dei Banu-Qoraiza, più di ottocento uomini massacrati nel corso di una sola notte a Yathrib, ...oppure a Hounayn, quando appunto "lasciò vivere le femmine" ad uso e consumo della sua guarnigione di fedeli compagni, riluttanti allo stupro delle ormai vedove, divenute "trofei di battaglia"..?

Che i bruti conoscitori dell'islam e soprattuto inuovi convertiti si facciano raffinati conoscitori della storia "illustre" di Maometto e dei suoi compagni, desunta dalle cronache islamiche di Tabari e di altre ben conosciute fonti della loro storiografia!

O forse, ultima questione etica, il male dipende solo da chi crocifigge, sgozza e mutila? Dal momento che ora nel Corano crocifiggere, sgozzare e mutilare sarebbe un sistema "normale" d'istruire alla verità così "profeticamente" imposta, ci viene un dubbio... forse anche il Faraone era in buona fede... Dottor Piccardo, ditelo se non era forse anche il faraone "in buona fede" a modo suo? Ma certo, se ce lo dice il Corano, come Piccardo sa, per averlo tradotto:

... Disse Faraone: "Vi mostro solo quello ch'io vedo e vi guido sulla via della rettitudine" -- (Sura Al-Ghafir, Il Perdonatore, fine versetto 29)

Ma allora diremmo noi, dov'è mai la colpa del Faraone, se lui è proprio così convinto, come Maometto sembra, crofiggendo i poveri mortali? Perchè se il Faraone è colpevole e corruttore, sebbene in buona fede, allora lo è ugualmente Maometto nella sua ferocia: e se questa non è invece ferocia, crocifiggere e sgozzare i poveri mortali, allora mente il Corano chiamando corruttore il Faraone e profeta Maometto. Semmai anche il Faraone sarebbe un profeta, mentre il presunto profeta si fa improvvisamente Faraone. Ci spieghi meglio Piccardo il senso di questo magnifico "mostro", come in altri tempi si diceva dei prodigi. E in effetti è proprio questo questo prodigio di malsane contraddizioni, il Corano, che noi vorremmo proprio capire e capire bene.

Apriamo dunque il nostro scientifico trattato Asbab An Nuzul, «Delle Cause e delle Circostanze» per cercare proprio le cause di questa pruriginosa idiosincrasia e vedere come si realizzi il "miracolo" della verticale discesa (arabo tanzil) della divina morale sulla cervice di noi poveri ignoranti. Leggiamo dunque la « causa » di questo versetto come se si potesse forse interpretare in senso allegorico –secondo i musulmani moderati. Berremo di questo succo torbido con moderazione, seguendo attentamente le istruzioni dello scientifico trattato, presente in ogni scuola che si dica veramente islamica e soprattutto sunnita.

Ecco quindi condensato il senso di questa poco nobile allegoria, « che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra (..) ecc. Non lo ripeterò ancora per evitare lo strazio delle vostre orecchie e soprattutto delle vostre anime, ma riesumerò appunto tutto ciò che il commentario dice, traducendolo dalla comoda versione francese di Ahmed Harakat, pubblicata a Beiruth nella sua prima edizione nel 1998, dalla casa Dar Al Fikr, con il solito « visto e approvato » islamico. Sarà forse anche opera pia di diffondere queste fondamentali lezioni sunnite nella nostra non meno chiara prosa dantesca.

CITAZIONE -- Abu Nasser Ahmed ben ‘Ubeidullah al-Makhlidi mi ha informato [la « asnàd », ovvero catena di trasmettitori è omessa] che secondo Anas, un gruppo di ‘Ukal e di ‘Arina [tribù nomadi in Arabia] si presentarono davanti al Messagero d’Allah ([il testo lo dice ma non io:] salute e benedizione su di lui) e dissero « O Messagero d’Allah ! Noi siamo nomadi e non cittadini e ci resta difficile vivere a Medina ». Il Profeta [il testo lo dice ma non io :] (salute e benedizione su di lui) diede allora ordine che fosse loro concesso un gregge in usufrutto. Ma [in seguito] essi uccisero il pastore del Messagero d’Allah [il testo lo ripete ma non certo io :](salute e benedizione su di lui) e si impadronirono del gregge. Il Profeta lanciò un inseguimento. Riportati da lui, ordinò di tagliar loro le mani e i piedi e di perforare i loro occhi. Li si lasciò in seguito a al-Harra fino alla loro morte. Infine, Qatada aveva detto : “Ci è stato raccontato che il versetto seguente fu rivelato al loro soggetto :
« La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti ecc. » ” [Asbab An Nuzul, edizione citata, pag. 190,191]

Il nostro compunto e autorevole trattato ci indica inoltre, per dissipare ogni dubbio sull’autenticità del resoconto della Sunna, come questo hadith viene dalla raccolta di Muslim, che è considerata praticamente sacra dai sunniti.
Come del resto sacro per ogni mussulmano è l’esempio del loro Profeta, cosa che lo stesso Corano insegna, anzi inderogabilmente statuisce:

“Avete nel Messaggero di Allah un bell'esempio per voi, per chi spera
in Allah e nell'Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente.” (Sura Al-Ahzab, versetto 21. )

Che bell'esempio ! vien proprio da dirlo! Non è il caso mi sembra di fare una lezione accademica sul "profondo, misterioso, sublime" senso di questo sacro capitolo del Corano, la sura Al-Ahzab, quintessenza delle qualità profetiche di Maometto, ma proprio essenziale indicarne la prominenza di “blocco assegni non trasferibili” e di sacre “credit cards” a lui solo riservate da Allah e che Maometto avrebbe firmato e incassato a profitto certo dell’Islam e non di lui solo. In questa sura coranica, sorta di summa summarum ovvero culmine dei “privilegi speciali ” della top class a cui solo il “Sigillo di ogni profezia” puo accedere, ci viene infatti miracolosamente “rivelato” come “Allah e gli Angeli preghino su di lui”...in verità il nostro Piccardo potrebbe più onestamente tradurre dall’arabo il versetto 56,

“In verità Allah e i Suoi angeli pregano sulProfeta. O voi che credete, pregate su di lui e invocate su di lui la pace.

E dire che noi abbiamo sempre pregato l’Altissimo sapendo che di Lui nessuno è certo più alto... Credendo umilmente che Dio è l’Onnipotente e che Allah è sinonimo di questa realtà teologica, non potremmo certo facilmente pensare chi o “su” chi altro l’Onnipotente potrebbe ancora pregare, a dire del Corano..
Apprendiamo in questa sacra “sura” del Corano a mettere il Creatore così vicino e così in intimità, si direbbe, con l’Ambasciatore plenipotenziario dell’Islam, Mohammed (pace alla sua anima beata), che non sappiamo più chi stia servendo l’altro, dal momento che l’“utile” di Mohammed (proclamarsi semplicemente profeta) è così indissolubilmente unito al suo “dilettevole”, di avere privilegi in materia di sesso e matrimonio, al punto che il numero delle mogli è direttamente proporzionale per "divino" decreto a quello delle sue voglie... Come dal versetto 50:

(...) e ogni donna credente che si offre al Profeta, a condizione che il Profeta voglia sposarla. Questo è un privilegio che ti è riservato, che non riguarda gli altri credenti. Ben sappiamo quello che abbiamo imposto loro a proposito delle loro spose e delle schiave che possiedono, così che non ci sia imbarazzo alcuno per te.(...)

E simmetrico ai suoi speciali diritti coniugali... il versetto 51: “Se farai aspettare quelle che vorrai e chiamerai da te quella che vorrai e se andrai a riprenderne una che avevi fatto aspettare, non ci sarà colpa per te...” ecc.

Al punto, ancora, che le sue mogli diventino “madri” dei suoi fedeli, i quali ultimi non possono più disporre (“ipse dixit”, Il Profeta è più vicino ai credenti di loro stessi... ) della libertà comunemente riconosciuta nella Dichiarazione di Ginevra, per diventare non solo “schiavi di Allah’, ma inderogabilmente “schiavi di Maometto”. ... versetto 6 [mentre i neoconvertiti si dovranno probabilmente accontentare di diventare schiavi degli "schiavi"]:

Il Profeta è più vicino ai credenti di loro stessi e le sue spose sono le loro madri. (...)ecc;

Al punto, ancora, che a lui anche è riservato l'onere certo non spiacevole di ... sposare la bella cugina Zaynéb, già sposa di suo figlio adottivo, Zayd, la cui adozione è improvvisamente annullata per decreto divino... versetto 37, seconda parte:

“(....)Quando poi Zayd non ebbe più relazione con lei, te l'abbiamo data in sposa, cosicché non ci fosse più, per i credenti, alcun impedimento verso le spose dei figli adottivi, quando essi non abbiano più alcuna relazione con loro. L'ordine di Allah deve essere eseguito.”

Che volete, sembra esprimere “ex texto” il Corano, questo poi era addiritttura prestabilito “ab aeterno”, un obbligo sessuale al quale l'uomo comune non potrebbe sottrarsi.... e tantomeno il “sigillo di ogni profezia”.... versetto 38:

“Pertanto nessuna colpa al Profeta per ciò che Allah gli ha imposto: questa è stata la norma di Allah [anche] per coloro che vissero in precedenza. L'ordine di Allah è decreto immutabile.“

Per lui e per lui solo, nemmeno la pena di esprimere i suoi crucci personali, con i suoi invitati a pranzo (o a cena) a questo ci penserebbe Allah stesso, rivelando loro gli augusti e non angusti sentimenti del loro profeta... come dal versetto 53:

“....e dopo aver mangiato andatevene senza cercare di rimanere a chiaccherare familiarmente. Ciò è offensivo per il Profeta, ma ha vergogna di [dirlo a] voi, mentre Allah non ha vergogna della verità.”

Una dimensione profetica tutta speciale che i nostri neofiti amici (noi lo crediamo) Mussulmani pensano debba presto sostituire quell’altra dimensione che gli ormai pochi Cristiani in Occidente ricordano di Gesù Cristo:

“ ... se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarveli a vicenda. Io vi ho dato un esempio da seguire: fate come me. Un servo non è più grande del suo padrone, né un ambasciatore è più importante di chi lo ha mandato. ” (Vangelo secondo Giovanni 13:12-15)

Invece il Corano, in cantilene assillanti ripetute da pertinaci bocche, dice che non si deve essere “allarmisti”: nessuno ha diritto di fare obiezione ai sacri suelencati privilegi di Maometto. Non ci pensino due volte i nostri poveri intellettuali in vena di critica, come la Fallaci giustanente osò, che le loro lamentele a proposito li iscrivano nel più grande rischio, anzi nell’inevitabile certezza, di ritrovarsi nel senso del fatidico versetto 61 della sovracitata Sura Al Azhab.

“Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte.”

Dovremmo ora dunque chiedere ai nostri amici neofiti, connazionali islamici incluso il traduttore convertito Piccardo, e per usare un’espressione repubblicana francese ai mussulmani “confratelli ” nella libera e democratica Europa, qual è il loro parere a proposito di questo indiscutibile esempio morale del loro Profeta e “sigillo di ogni profezia”, se essi dunque pensano che sia effettivamente il caso, seguendo la loro, anzi la sua, coscienza religiosa e morale, di riformare il codice penale europeo per infliggere in certi casi di criminalità organizzata le crocifissioni e le mutilazioni collettive di cui ci è fatto sì glorioso esempio, senza lungaggini d’indagini di polizia e i tempi richiesti da un tribunale, e di procedere a queste "efficaci e umanissime" misure d’eliminazione sociale che brillano, al lume della loro (ovvero della sua ) ingenua fede, della giustizia che solo la Misericordia di Allah può concedere. Grazie, naturalmente, al Corano e alla Sunna. Dimostrazione filosofica del fatto che se la Legge islamica non può giammai cambiare “Non troverai alcun cambiamento nella consuetudine di Allah..”. , come dice il versetto 62 della meravigliosa Sura, mutevoli invece possono, anzi devono essere i versetti, non meno sacri, della “Sacra Legge”. Ce lo dice il Corano appunto:

“Non abroghiamo un versetto né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale . Non lo sai che Allah è Onnipotente?” Surat “La Giovenca”, versetto 106.

Domanderemo loro di farci dunque lume grazie alla loro speciale disciplina in materia giuridica coranica basata sull’eloquente insegnamento della Sunna e l’alta lezione di Maometto, sulla causa di qualche nostro imbarazzo davanti a un caso tutt’affatto simile di ruberia e omicidio, riportato proprio nello stesso commentario “Delle Cause e delle Circostanze”, sacra referenza dell’Islam. [Pag.170 dell’edizione citata]. Ma questa volta ai danni di un povero beduino di Sulaim ... da parte dei Compagni del Messaggero d’Allah. Naturalmente ci pensa già l’Asbab An Nuzul a togliere qualsiasi ombra di dubbio sull’autenticità dell’episodio, citando come fonti Bukhari e Muslim, cioè i massimi esponenti della storiografia sacra islamica. Il versetto del Corano da commentare sembra già eloquente in sè stesso.

“O voi che credete, quando vi lanciate sul sentiero di Allah, siate ben certi prima di dire a chi vi rivolge il saluto: "Tu non sei credente " , al fine di procacciarvi i beni della vita terrena. Presso Allah c'è bottino più ricco. Già prima eravate così, poi Allah vi ha beneficati. State attenti, ché Allah è perfettamente informato di quello che fate.” (Sura “Le Donne”, versetto 94)

Più chiaro ancora è il contesto di questa miracolosa “caduta” di verità indiscutibile, secondo due asnàd (catene di trasmettitori differenti) che coincidono nel resoconto dell’episodio:


CITAZIONE-- Abu Ibrahim Ismâ’il ben Ibrahim al Wa’idh mi ha raccontato [l’«asnàd » è omessa] che Ibn Abbas aveva detto: “Un giorno dei mussulmani passarono davanti a un uomo ch’era in mezzo al suo gregge e che li aveva salutati ‘che la Pace sia con voi ’ (as-salam alaykum). Lo uccisero e presero il suo gregge. Da cui fu rivelato il versetto “.. e non dite "Tu non sei credente " , al fine di procacciarvi i beni della vita terrena.ecc.”. FINE, citazione secondo la fonte storica di Buckari e Muslim.


Altra fonte: CITAZIONE--- Ismâ’il mi ha informato [l’«asnàd » è omessa] che Ibn Abbas aveva detto : “Un uomo di Sulaim passo con il suo gregge davanti a un gruppo formato da alcuni Compagni del Messagero d’Allah (Salute e Benedizione su di lui) e li saluto. Loro dissero: “Non ci ha salutati che per evitarci”. E lo uccisero e presero il suo gregge e lo presentarono davanti al Messagero d’Allah (Salute e Benedizione su di lui). Allah allora fece scendere “Credenti! quando vi lanciate sul sentiero di Allah, siate ben certi prima di dire a chi vi rivolge il saluto: "Tu non sei credente " Ecc.. ” FINE CIT.


Siamo così meticolosamente istruiti dal fondamentale trattato dell’ Asbab an-Nuzul sull’incomparabile “via maestra” di ogni morale e civiltà che l’islam rappresenta da poterci quasi dispensare da ogni confronto per capire che dalla Sunna e per sentenza del Corano effettivamente e di necessità esistono due pesi e due misure per trattare di ogni giure e di ogni morale esunta dal sacro testo stesso. Tuttavia vorremmo ancora chiedere, credendo umilmente di fare opera pia e istruzione islamica, ai nostri neofiti musulmani e particolarmente ai convertiti d’Europa, come spieghino, grazie al loro squisito senso del discernimento morale e del raziocinio basato sulla loro sublime religione, che all’atto ugualmente criminale dei sedicenti bravi Compagni maomettani non sia stata applicata nessun’altra sentenza penale che l’ascolto del provvidenziale avvertimento dell’Angelo Gabriele.. Come mai, in parole povere, non siano stati loro tagliati piedi e mani e perforati i loro occhi e lasciati poi morire sulla scena del delitto?

Oppure, se preferiscono per rispetto alla santità dei suddetti Compagni fedeli del primo Islam, che pertanto non rispettavano nemmeno il saluto di pace di un povero beduino per accaparrarsi il suo gregge, fra i tanti greggi che razziavano nelle loro valorose scorribande, allora rovesceremo la questione.

Era forse la vita del pastore del Messagero d’Allah più preziosa ai Suoi occhi di quella dell’altro che invia un saluto di Pace ai suoi santi Compagni?

Erano forse i nobili Compagni così necessitosi e indigenti come i beduini di ‘Ukal e di ‘Arina che non avevano nessun commercio? No, dunque proprio no.. e allora perché a costoro non fu perdonato- è il caso di dirlo –proprio l’accidente di una miseria?



Ci spieghino i dottori islamici questa improvvisa assenza di ragioni.



E’ necessario veramente da parte loro pensare che essendo eterno il Corano, eterno il versetto, eterna la sentenza, eterna la condanna, nulla poteva evitare e nulla potrà mai cambiare questa obbedienza coranica al gusto tutto islamico di eseguire crocifissioni e tagli di carne umana?

Vengano allora avanti, i nostri confratelli di fede islamica, neofiti e convertiti come il Piccardo, vengano anzi davanti al Parlamento Europeo a perorare la "superiorità civile" del giure islamico. Attendiamo la loro futura lezione.

Forse che piegandosi in venerazione davanti all’umiltà di questo Crocifisso che aborriscono, i Mussulmani potrebbero dimenticare il doveroso ossequio a quell’indiscutibile versetto che ordina, eternalmente, di crocifiggere?

Potremmo contentarci della cronaca?

Domenica, 18 luglio 2004, anche il vacanziere in relax sulla sponda del mare nordafricano, leggeva sulla Presse de Tunisie, in margine alla cronaca dall’Iraq un’informazione dell’agenzia Reuters - (traduco dal francese ): -- Un autotrasportatore giordano è stato inoltre abbattuto sulla strada che collega Amman a Bagdad a livello della città di Ramadi da uomini non identificati che gli hanno in seguito strappato gli occhi.— Fine citazione.


Quale più chiara evidenza ci viene dalla cronaca dei valorosi combattimenti dei “mujahidûn” iracheni, proprio loro che ci mostrano direttamente il cammino che conduce al paradiso dei martiri maomettani? Quelli che per essere maomettani appunto non trovano che è paradiso se non somiglia a un lupanare.

Quale prova più evidente che la "morale" della Sunna giunge fino ai nostri giorni, a mostrarci che la democrazia voluta dagli Americani e dai loro infedeli alleati in Iraq è una pura utopia, mentre i fondamenti di ogni civiltà e della vera democrazia non possono nascere che da queste sanguinose, truculente esecuzioni e da questi tagli impietosi di membra umane degni dei mattatoi più incivili e imbrattati di sangue ?

Quale scienza umana, quale prodezza tecnologica giammai prodottasi nella medicina e nella ricerca multidisciplinare può opporsi alla logica in effetti così poco evidente di questo “miracolo” indiscutibile di aeterna lex, pronta a fare da modello e rimpiazzare l’umanesimo occidentale ? Una “sacra legge” esunta dalla Sunna rimpiazzerebbe oggi con tanto di auto-bomba lo stesso Ministro della Giustizia in Iraq a mostrarci come non Corte e Processo, ma crocifissioni, mutilazioni e sgozzamenti sono migliore giustizia per loro.


Siano dunque pronti gli Americani e gli Europei, Italiani inclusi, che sarebbero - a dire dei nostri dottori islamici- "alleati solo nella perdizione infernale", siano veramente pronti ad apprendere al più presto la saggezza islamica e i precetti coranici da questi illustri esempi dei combattenti iracheni e i loro fedeli mussulmani nel mondo, pronti a eseguire il senso compiuto e pratico di codesti versetti spacciati come miracolosi, decapitando ostaggi infedeli, uccidendoli in ogni luogo e in ogni imboscata con ogni stratagemma (Corano citando) e finalmente, a decoro della loro missione, e a memoria del loro falso profeta, perforandone gli occhi.

Certo il loro indimenticabile esempio sarà per sempre davanti agli occhi, per Grazia di Gesù Cristo Nostro Signore, non ancora accecati - della nostra ragione.



Chi vede me, vede Colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.”


(Vangelo secondo Giovanni, 12:45-46)





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